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Viaggio in Kazakhstan: diario minimo.

by on April 24, 2013

ROSEBUD - Arts, Critique, Journalism

800px-Horses_in_Mangystau_Province,_Kazakhstandi Michele Marsonet. Fascino dell’Oriente e nostalgie post-sovietiche. Ecco il sunto di un rapido viaggio nel Kazakhstan per visitare un’università locale con cui il mio ateneo ha molti rapporti di cooperazione. Si arriva ad Almaty – la vecchia Alma Ata quando ancora esisteva l’URSS – con l’impressione di essere in una delle tante città americane tutte uguali. Grattacieli ovunque, fast food a ogni angolo, automobili di lusso che sfrecciano su strade a quattro corsie.

Capisci di non essere negli States sentendo che tutti parlano russo, salvo passare all’inglese quando lo straniero dà chiari segni di non comprendere ciò che dicono. Non sempre, ovviamente. Succede in albergo e all’università, ma taxisti e negozianti continuano sorridendo a parlare russo, a volte scusandosi. E poi i tratti tipicamente orientali dei kazakhi sono bilanciati da un gran numero di visi con capelli biondi e occhi celesti, a riprova del fatto che, in loco…

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